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Pinacoteca - Musei Civici di Palazzo Farnese

Pinacoteca

Sandro Botticelli, Madonna adorante il figlio con San Giovannino, 1483-87Camillo Boccaccino, ante d'organo, Profeta Isaia e Profeta Davide, 1530Giovanni Lanfranco, S.Luca, 1611
Alessandro Tiarini, San Carlo Borromeo battezza un bambino nel lazzaretto, 1635-45Domenico Fiasella, San Bernardo da Chiaravalle allattato miracolosamente dalla Vergine, 1643Carlo Francesco Nuvolone, Purificazione, 1645
Giuseppe Nuvolone, Madonna con il Bambino e Santi, 1665Giovanni Battista Merano, Adorazione dei Magi, 1685-90Gaspare Landi, Ritratto di Ranuzio Anguissola, 1790-92


Al primo piano del palazzo, in quello che anticamente era detto "appartamento dorato", luogo delle feste e appartamento della duchessa, sono esposte le opere più significative della Pinacoteca. Nella Pinacoteca, formata da opere provenienti da chiese piacentine o da raccolte pubbliche e private, si ritrova una bella antologia di dipinti che testimoniano come Piacenza tra XVI, XVII e XVIII secolo, abbia saputo attirare artisti provenienti da svariati ambienti culturali, dimostrandosi al contempo capace di trarre vantaggio da questo suo essere luogo di confluenza di esperienze molteplici. Si possono pertanto vedere dipinti genovesi, con opere di Domenico Fiasella, detto il Sarzana, e di Giovanni Battista Merano; lombardi, come quelli di Camillo Boccaccino, Giovanni Battista Trotti, detto il Malosso, Carlo Francesco e Giuseppe Nuvolone; emiliani e si vedano infatti le opere di Girolamo Mazzola Bedoli, Giovanni Lanfranco, Pier Francesco Ferrante, Alessandro Tiarini. Compaiono, infine, nomi illustri anche tra i nordici, come ad esempio Justus Susterman, G. Cristoforo Storer, Pieter Bout e Roberto De Longe. In una saletta a parte è esposto il tondo di Botticelli Madonna adorante il Bambino con san Giovannino, opera preziosa sia per le caratteristiche estetico-formali sia per il contenuto. Tale opera, databile intorno alla metà degli anni Ottanta del '400, costituisce un singolare esempio del raffinato stile pittorico del celebre artista toscano. Si noti, infatti, come egli conferisca spontaneità al gesto del Bambino, per altro carico di significato e colto rimando al costume ebraico della circoncisione. La stessa capacità di coniugare la ricerca naturalistica e la profonda concentrazione religiosa si ritrova, nella Vergine, per la grazia e la purezza dei lineamenti del viso e, soprattutto, per l'espressione della figura che, colta nell'atto di piegare leggermente il capo verso la spalla, lascia trasparire sia un sentimento di venerazione che un più immediato moto di commozione.
Nella Sala del Trono appaiono alcune importanti opere farnesiane, del Brescianino, del Tempesta e due capolavori di tema biblico di Ilario Spolverini. A quest'ultimo sono dedicate le altre tre sale, dove sono esposti i Fasti di Elisabetta Farnese, di cui si parlerà, e alcuni dipinti di battaglie.
Due salette costituiscono il percorso finale della Pinacoteca dedicato al passaggio dal Settecento all'Ottocento: dai Fasti e dai "lumi" al romanticismo. Spicca Gaspare Landi, personaggio chiave nell'arte italiana e anche in quella piacentina, perché diffonde le forme e il sentire del neoclassicismo e gradualmente lo supera attraverso il ritratto, che diventa per lui un campo di indagine psicologica, in cui si colgono il tempo, la società, l'ansia dei tempi nuovi. Due opere del suo allievo prediletto, C.M. Viganoni e del suo allievo mancato L. Toncini concludono il percorso.


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