|
Sezione Medievale
I Musei civici contengono un'ampia sezione medievale al cui interno spiccano gli affreschi strappati e ora esposti al Museo provenienti dalla chiesa di S. Lorenzo. Da notare infatti le Storie di santa Caterina che costituiscono il corpus principale degli affreschi provenienti da S. Lorenzo, il cui racconto svolto dalle immagini ci è pervenuto praticamente integro. Tali affreschi erano originariamente collocati nella cappella dedicata a S. Caterina e sono attribuibili a un maestro lombardo attivo negli ultimi decenni del secolo XIV, convenzionalmente identificato come Maestro di Santa Caterina, poiché non si è potuto ricondurre l'opera in questione ad una personalità artistica già nota. Il Maestro di Santa Caterina, infatti, potrebbe essersi formato nell'ambito della cultura viscontea, contemporaneamente a Giovannino de' Grassi. Vissuto dunque nel contesto culturale delle corti tardo-medievali, si sarebbe dedicato, oltre che all'affresco, alla miniatura, come hanno sostenuto alcuni studiosi. Non a caso, infatti, il ciclo piacentino va letto anche in rapporto con un importante libro miniato, vale a dire il Libro d'Ore di Gian Galeazzo Visconti, ora nella Biblioteca Nazionale di Firenze, che costituisce un utile confronto anche in termini cronologici, oltre che stilistici, perché databile intorno al 1388. Sempre dalla chiesa di S. Lorenzo, ma dall'area presbiteriale, provengono altri affreschi, il più interessante dei quali è quello raffigurante l'Incoronazione della Vergine e la Trinità, a proposito del quale gli studiosi hanno avanzato una serie di ipotesi attributive utili a definire il contesto culturale di provenienza. Boskovitz, infatti, ha recentemente sottolineato le affinità stilistiche tra il nostro dipinto e il trittico datato 1355 della collezione Thyssen-Bornemisza. Sulla base di tale intuizione, ulteriori indagini hanno permesso di definire un corpus unitario di opere comprendente l'affresco con l'Incoronazione della Vergine e la Trinità, oggi a Palazzo Farnese, il trittico Thyssen e altre, tutte riconducibili alla bottega di Bartolomeo e Jacopino da Reggio, evidentemente molto attivi in area piacentina intorno alla metà del XIV secolo. Di notevole rilievo sono anche le sculture conservate in questa sezione. Testimoniano infatti un momento cruciale dell'itinerario stilistico della scultura romanica tra Wiligelmo e Benedetto Antelami, momento che la critica ha individuato nella cosiddetta "Scuola di Piacenza". Il termine compare per la prima volta in un importante saggio della Krautheimer-Hess del 1928 ad indicare una serie di opere piacentine e non, caratterizzate dalla fusione degli elementi stilistici delle maestranze wiligelmiche e niccoliane incontratesi a decorare i portali minori della facciata della cattedrale di Piacenza. Grande interesse rivestono quindi i due Profeti (XII secolo), le cui caratteristiche stilistiche richiamano appunto i modi della "Scuola di Piacenza", la Majestas Domini (XII secolo), attribuita anch'essa all'ambito espressivo della scuola piacentina, e la Madonna col Bambino che si ritiene opera di un seguace di Antelami e databile alla prima metà del XIII secolo.
|